domenica 20 marzo 2011

Extrañar

(del lat. extranear)
1.tr. Desterrar a país extranjero.

2.tr. Ver u oír con admiración o extrañeza algo

3.tr. Sentir la novedad de algo que usamo, echando de menos lo que no es habitual.

4.tr. Echar de menos a alguien o algo, sentir su falta

5.tr. Afear, reprender

6.tr. p. us. Apartar, privar a alguien del trato y comunicación que se tenía con él

"[...]Tuttora devo confessare che "extrañar" è una parola insuperabile. Non solo per come suona, con la sua x e il suo ñ marcando il ritmo e dando un'idea dello stato d'animo di chi la pronuncia, ma sopratutto per l'ampia varietà dei suoi significati. Extrañar vuol dire allo stesso tempo sentire la mancanza di qualcuno o qualcosa che è scomparso dalla tua vita, così come la stranezza, l'alienazione, la condizione di estraneo in cui questa perdita vitale ti ha convertito. Nessuno può essere lo stesso quando sente la mancanza di qualcuno, colui che "extraña" si converte in un estraneo anche verso sé stesso. [...].
Borges, che sentiva la mancanza di sua madre, scrisse che il problema delle parole è la loro incapacità di rappresentare l'universo, perché infinito. E sì, Borges ha sempre ragione. Però in "extrañar" è espressa tutta questa complessità di emozioni che la maggiorparte delle altre parole non hanno.[...]Per cominciare, vi è una sensazione di stranezza  nel senso di sopresa, ammirazione o sconcerto.[...]. E ovviamente il senso extrañar come nostalgia, di sentire la mancanza, la sensazione di perdita, il dolore dovuto all'assenza. La tua assenza."

Toño Angulo Daneri


Da Etiqueta Negra n°92,  l'articolo completo, in spagnolo, lo trovate qui