martedì 23 agosto 2011

Roma - Pensieri, parole, opere e omissioni. Ovvero sulla felicità da una persona infelice ma non troppo.

Rubo un po' di tempo alla mia tesi perché è un po' un periodaccio e blogggare mi fa bene, più che altro mi sfogo un po'. Sono tornata da 4 mesi e mi sembra di essere circondata da matti, ma matti seri. E mi interrogo spesso sul concetto di felicità. Non sono mai stata una persona veramente felice, e neanche piuttosto serena, ma cerco disperatamente di esserlo. E in qualche modo ci riesco pure. Quando? Nel momento in cui mi rilasso e mi concentro più sul mio benessere interiore che su quello economico-sociale. Per carità, ho i miei momenti fuori di testa, ma ad essere sincera stare in quelle condizioni è più stancante che non starci. E in fondo non ne vale la pena. Quindi me ne vado in piscina (meglio ancora se mare o lago, ma in quest'ultimo farmi il bagno mi fa paura...) perché stare a contatto con l'acqua mi rilassa, mi prendo un foglio e comincio a disegnare (anche i tovaglioli del bar vanno bene). E dopo qualche ora così, sembra quasi che le connessioni celebrali funzionino improvvisamente meglio, come avessero improvvisamente sgombrato la strada e la circolazione delle informazioni sia ripresa con una certa regolarità. Magari ne avrò bisogno di nuovo tra un paio di giorni, ma per adesso godiamoci i benefici. 
La realtà è che sono abituata a vivere con persone profondamente infelici. E non ho mai capito il perché, ma un po' sono cresciuta con l'idea che la vita fosse fatta solo di sacrifici. Bè, non è così. E chiunque ve lo racconta, non prendetelo mai in parola, perché è una persona che vive una vita pessima. In questi mesi di cambio di vita mi sono messa ad osservare bene che cosa fa si che le persone stiano tanto male. Quello che le accomuna in genere è:
- non avere delle passioni forti: ossia cosa veramente ti piace fare nella vita?
- credere che per fare qualunque cosa ci sia bisogno di pagare
Queste due convinzioni sono alla base dell'insoddisfazione tipica della nostra società, in cui il benessere viene definito in termini di reddito. 
Sapere cosa veramente ti piace sembra banale, ma non è così. Sono sicura che la maggiorparte di coloro che leggeranno questo post non sapranno darsi una risposta seria, vera, reale e sincera. Uscire e andarsi a ubriacare non è una passione, è un diversivo. Fare sport è una passione. Fare qualcosa che economicamente costa più di quello che puoi permetterti non è una passione, è voler vivere la vita secondo gli standard di qualcun altro. Una passione è un'attività che coinvolge mente e corpo e ne attiva tutti i sensi, interconnettendoli tra loro e generando una sensazione di benessere generale. Non può essere costosa, perché una passione deve essere accessibile sempre, ogni volta che se ne sente la necessità. E qui veniamo al secondo punto. Il soldi, di per loro, sono una profonda presa per il culo. A conti fatti sono solo dei pezzi di metallo e dei foglietti con stampato sopra un numero. Non è vero che per fare ogni cosa ci vogliono soldi. O meglio, dipende quanti. Dipende dalle priorità singole di ogni individuo. Se voglio vivere con degli standard di consumo molto elevati, allora servono soldi. Ma si può vivere bene con meno. Non è vero che non si può vivere senza auto,per esempio. L'umanità ci ha vissuto per 1 milione e mezzo di anni. E' vero che non puoi essere al top se ti sei fottuto il tuo stipendio per comprarti l'iphone, che oltre a stare su facebook a leggere cosa sta facendo il tuo ex, non ti serve proprio a nulla. 
Essere felici, essere sereni, è una questione mentale, non economica. Se è vero che un conto è piangere su una pachina e un altro è farlo dentro una rolls royce, è pur vero che l'obiettivo principale non dovrebbe essere avere una macchina strafiga nella quale piangere, ma evitare di piangere in ogni caso. 
Chi di dovere mi criticherà questo post dicendomi che a parlare così siamo tutti bravi. Non parlo così a caso. La mia vita non è mai stata facile e come ho già detto né io né chi mi circonda siamo persone felici. Ma persone molto vicine a me sono entrate in un tunnel per cui ogni scusa è buona per stare male. Fondamentalmente, in queste condizioni, anche vincendo alla lotteria, incontrando l'amore della tua vita e facendo il giro del mondo in 80 giorni, sarebbero delle persone infelici: si lamenterebbero delle tasse da pagare sulla somma vinta, l'amore è bello ma forse non mi abbraccia abbastanza e il mondo è bello però che ci vuoi fare è mille volte meglio casa mia. 
La serenità è soprattutto una questione di saper vedere le cose, i fatti e la vita da angolazioni diverse. E non può esserci, se non si è capaci di essere sinceri con se stessi: cosa veramente ti piace fare, quella cosa a cui non potresti mai rinunciare, e da lì porti degli obiettivi seri costruiti su queste basi. 

E come tutto è solo una questione di punti di vista, bè questo è il mio punto di vista sulla felicità

giovedì 11 agosto 2011

Roma - Le notti di Agosto: io, il mio progetto e la città vuota

Farsi le nottate ad agosto non si commenta. Credo che se non chiudo seriamente con questa tesi, avrò un esaurimento nervoso serio.