mercoledì 11 gennaio 2012

Lima - Extraño, Extrañar, Extrañando


La parola che ha caratterizzato il 2011 è sicuramente stata extrañar, alla quale già in marzo avevo dedicato un post, traducendo una parte di un articolo di Toño Angulo Daneri. E alla fine è la parola con cui comincia questo nuovo anno. Mi ci fisso tanto perché (chi mi conosce bene lo sa), sarà a causa degli studi linguistici nel periodo adolescenziale, io sono una fan delle parole che non hanno una traduzione nelle altre lingue, o quanto meno nella mia. Questa parola mi piace perché da sola è capace di esprimere varie sensazioni differenti che sto sperimentando negli ultimi tempi. Extraño nel senso in cui sono una persona straniera vivendo in un paese in cui a molta gente risulto strana, ossia fuori dalla propria normalità culturale e sociale, oltre alla stranezza e lo stupore (e a volte sconcerto) perché ho deciso di lasciare Roma per Lima (decisione che a volte sconcerta anche me, e che mi fa sentire piuttosto strana). Extrañar nel senso di sentirsi a volte molto fuori luogo e di dover far uno sforzo intellettuale non indifferente per capire come funzionano certi meccanismi in questa società, per la quale sono un' estranea, e allo stesso tempo  extrañar come sentire la mancanza della mia città, del suo cielo azzurro e delle sue giornate di sole, di un inverno che non vedo da due anni, di una società di cui conosco le regole e i meccanismi e che fa parte del mio ritmo naturale, nella quale mi sento a mio agio proprio dovuto alla conoscenza naturale dei codici comportamentali che la regolano.  Extrañando nel senso di sentire nostalgia e di accorgersi dell'assenza di certe persone che sanno come prendermi in certe situazioni e consigliarmi e darmi quella sicurezza che a volte, nei momenti più bui, viene a mancare, quelle persone con cui posso parlare apertamente e che sanno aiutarmi ad ordinare i miei pensieri, rendendo più facile affrontare certe incertezze e inquietudini.  Extrañando poi perché ci si rende conto che ogni partenza e ogni ritorno chiudono una vita e ne cominciano un'altra e ogni volta è la stessa ma differente, così la nostalgia si riferisce non solo alla vita appena lasciata, ma anche a quella che in fondo speravi di ritrovare ma che in realtà finisce esattamente nel momento in cui varchi i controlli aeroportuali. E dunque la nostalgia diventa parte di te stesso affievolendosi a poco a poco mentre una nuova vita ti riempie di nuovo. Almeno fino a quando non monti su un altro aereo.

lunedì 9 gennaio 2012

Lima - Lezioni di vita

"E con il passare del tempo, crescono le speranze di imparare la lezione. Ma non la imparo"

Abraham Yehoshua